Instagram, Bay Area Tech e Igers Italia (1 app, molte storie)
Abbiamo già parlato approfonditamente pochi giorni fa della miliardaria acquisizione della start-up Instagram da parte del social colosso di Zuckerberg che sembra pagherà il miliardo di dollari in 30% cash e 70% azioni. Oggi siamo qui con un altro scopo, capire in modo più approfondito cos’è e come è nato Instagram, perchè a Palo Alto è stata così fortemente voluta e curata anche nella comunicazione questa acquisizione e parlare con Orazio Spoto (Community Manager di Igers Milano) e con Ilaria Barbotti (Community Manager di Instagramers Italia) di quale era e qual è il sentiment della Community rispetto a questo evento così chiaccherato. Ma prima una piccola introduzione…
COSI’ NASCEVA INSTAGRAM
SAN FRANCISCO – interno notte, in un magazzino poco illuminato che si affaccia sulla baia di San Francisco, Kevin Systrom e Mike Krieger hanno appena lanciato qualcosa su cui avevano lavorato per settimane: una social app di foto-condivisione per iPhone chiamata Instagram. Quello che accade poco dopo è una cosa talmente assurda che supera ogni loro aspettativa.
In poche ore, migliaia di download. I sistemi informatici e i server messi a disposizione vanno in crash. Il terrore dei due è palese e nessuno sa cosa fare.
“Chi è la persona più intelligente che conosco e che posso chiamare?” Questa la frase che Mr. Systrom ricorda di aver pensato. Scorrendo la rubrica del suo telefono trova il suo uomo: Adam D’Angelo, ex CTO (chief technology officer) di Facebook. Si erano conosciuti a una festa sette anni prima, tra birre in bicchieri di plastica rossi, alla fraternità Sigma Nu presso la Stanford University. Quella notte dell’ottobre 2010, D’Angelo è diventato l’ancora di salvezza di Instagram.
“Adam ha passato 30 minuti al telefono con noi,” ricorda Systrom, “e ci ha guidato attraverso il percorso di base che dovevamo fare per tornare on.”
Systrom descriveva così, agli studenti di Stanford, la nascita della start-up che viene oggi acquisita per 1 miliardo di dollari da Facebook.
Lo straordinario successo di Instagram è un racconto sulla cultura della scena della Bay Area Tech, guidata da una rete fitta di imprenditori e investitori che nutrono i progetti gli uni degli altri con: denaro, consigli e presentazioni alle persone giuste degli ambienti giusti. In generale, si tratta di una rete di giovani, molti che hanno frequentato Stanford e che hanno attirato le attenzioni dei venture capitalist più grandi del mondo prima ancora di aver lasciato il campus.
Oggi Instagram, oltre al valore incredibile dell’acquisto, conta circa 40 milioni di utenti (sono 10 milioni quelli stimati solo nelle ultime 2 settimane grazie alla release dell’app android) numero che secondo gli analisti continuerà a crescere toccando i 60 milioni entro l’estate. Ma la cosa più interessante è la community che è nata da questo social, una community non solo virtuale ma anche fisica e presente sul territorio. Una community che il 30 aprile compierà 1 anno, oltre 30 gruppi locali, un evento al mese organizzato con sponsor e partner locali e nazionali. Non solo un’applicazione, quindi, ma una comunità online che diventa offline, una vera comunità al servizio della vita virtuale che scende per le strade per incontrarsi. Un plus non secondario in un mondo social che si crede sempre più incapace di rapporti reali.
INTERVISTA
Ciao Orazio e ciao Ilaria, innanzitutto vorrei darvi la possibilità di fare una breve introduzione esponendo cosa, come, dove, quando e perchè della nascità di queste comunità anche offline; per dare un punto d’inizio alla vostra storia e magari anche un piccolo commento su cos’è per voi Instagram aldilà della ormai ironica ed inflazionata definizione “5 filtri per la fotocamera dell’Iphone”.
Instagramers nasce in Italia nell’aprile 2011. Subito dopo sono nate numerose comunità locali. Non ricordiamo l’esatta cronologia ma sicuramente Milano è stata una delle prime dopo Modena. Fatto sta che oggi siamo una realtà fatta di persone che si incontrano ogni volta che c’è la possibilità viaggiando per l’Italia in occasione dei tanti eventi organizzati ormai a cadenza mensile.
Quanto ad Instagram è sicuramente una app che ha avuto successo per la sua intuitività ma sono le persone che fanno la differenza.
Credete che si possa azzardare un parallelo tra la nascità di Instagram e la nascità delle comunità Igers? Cosa pensate abbia spinto la formazione della comunità Igers, qual è secondo voi il fattore scatenante?
La passione per la fotografia è il collante della community, ma è anche l’amore per la propria città (non conta che sia quella natia o quella che ti ha adottato) e non ultima la voglia di conoscere nuovi amici. Questi sono gli ingredienti che stanno dientro al successo della community. Dunque Instagram è stata la miccia ma il resto lo abbiamo fatto noi con il nostro lavoro quotidiano. Avere poi a che fare quotidianamente con agenzie e brand ci mette nella posizione di mediare fra le esigenze dei primi e la necessità di tutelare la community di appassionati di cui ci sentiamo rappresentanti.
Instagram, 1 miliardo di dollari, Facebook. Tre cose che avrai sentito nominare almeno 1 milione di volte nelle ultime settimane, ma aldilà della questione finanziaria, qual è stata la reazione della comunità Igers in prima battuta? E oggi, passato l’effetto bomba della notizia, il sentiment è rimasto invariato o è cambiato?
Instagram, almeno per alcuni utenti, è un luogo d’elite e già l’estensione ad android è stata vista come una “violenza”. Inutile negare che l’acquisizione a molti non è andata giù, molti dei community manager hanno passato il pomeriggio in cui è stata comunicata la notizia d’acquisto rispondendo alle lamentele degli utenti che in alcuni casi hanno lasciato il social network. Già il giorno dopo comunque non abbiamo più riscontrato lamentele e tutto è tornato come prima. Noi dal nostro canto continuiamo imperterriti a diffondere una “cultura” di foto di qualità e di eventi in cui ci si può conoscere di persona.
Orazio, tu non sei solo il community manager di IgersMilano, nella vita sei Business Unit Director at Mobiquity ed un esperto di Mobile Marketing. Come professionista cosa ti aspetti dal futuro Instagram?
Rispondo in completo accordo con Ilaria: il meccanismo dei popular deve essere reso più selettivo e premiare la qualità rapportata alla quantità. Oggi vediamo tante foto piene di like ma di dubbio livello qualitativo.
E poi deve rimanere indipendente. Non possiamo negare che questa app muterà nei prossimi mesi ma non sappiamo nè come nè quando. Ci auguriamo però che resti indipendente puntando al suo aspetto social e tralasciando quello fotografico sul quale molte altre app hanno fatto passi da gigante.
Tolti i panni professionali, invece, cosa vorresti e cosa secondo te vorrebbe il popolo di Instagram per il proprio futuro?
Ti dirò che la differenza fra panni professionali e personali è ormai inesistente. Non so se è un bene o un male, ma và così. Quindi la mia risposta è esattamente la stessa.






